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Barcellona Milan 4-0, Inter Tottenham 4-1: cosa possiamo imparare? (2)

(leggi la prima parte) Possiamo affermare che il Milan, nella vittoria 2-0 della partita di andata, sia entrato in campo con un atteggiamento consapevole delle difficoltà, ma lucido e senza timori reverenziali, pronto a giocare con determinazione e assoluta precisione tattica (anche se con l’inevitabile tensione dovuta all’importanza dell’incontro)? Possiamo altrettanto affermare che nella partita di ritorno, persa 4-0 sia entrato in campo con un atteggiamento timoroso di sprecare quanto già fatto e condizionato dalla possibilità che la “reale forza” del Barcellona si potesse manifestare in tutta la sua pericolosità nello stadio di casa, ritraendosi forse anche oltre le disposizioni tattiche ricevute?

Dopo aver trattato nella prima parte il valore e la forza dell’Atteggiamento prima di entrare in campo, proviamo ora chiederci il valore e l’importanza dell’Atteggiamento prima di entrare in campo ma dopo aver ottenuto un risultato e quanto quest’ultimo determini i nostri risultati. Uno dei miti da sfatare è quello che suggerisce che vincere e avere successo induca “automaticamente” comportamenti efficaci e atteggiamenti vincenti mentre, viceversa, un insuccesso o una serie di insuccessi inducano “inevitabilmente” comportamenti poco efficaci e atteggiamenti perdenti: può accadere, ma dobbiamo comprendere che ogni volta è un partita differente e disgiunta dalla prima. Ogni volta si parte dallo zero a zero e tutte le variabili in gioco entrano senza memoria del passato: che tu sia forte o debole ogni volta giochi una nuova partita ed ogni volta la tua forza o debolezza variano i loro valori, fino a farti perdere con i deboli e vincere con i forti. I risultati sportivi, professionali e personali testimoniano ogni giorno questa realtà. Gli atteggiamenti e comportamenti spontanei possono aiutare o limitare in entrambe le situazioni, ma solo atteggiamenti e comportamenti consapevoli ed efficaci aiutano sempre.

Nella partita di ritorno Barcellona-Milan abbiamo udito concetti quali: “reale forza del Barcellona” (esistono una forza e una “reale forza”?)”, “pericolosità nello stadio di casa”, “forza del pubblico”, “remuntada”:  vi sembrano comportamenti reali? Eppure, leggendoli qui o su un giornale sportivo, sembrano affermazioni ragionevoli, ma sono solo supposizioni, nulla in realtà sta accadendo e nulla lascia prevedere che un simile scenario possa cambiare i valori in gioco, a meno che questi modifichino l’Atteggiamento delle due quadre prima di entrare in campo: allora sì che i valori cambiano. Ma un atteggiamento consapevole ed efficace non si lascia influenzare dagli atteggiamenti altrui: attua l’Atteggiamento più efficace in ogni situazione e determina l’atteggiamento dell’interlocutore, sia esso un avversario sportivo, un cliente o un collega. Si tratta di “presagi” non di previsioni. Si potrebbe obbiettare che il Barcellona, a Milano, date le condizioni ambientali (?) non si sia espresso al massimo delle sue possibilità. La squadrea era la stessa, le magliette erano le stesse, le scarpe erano le stesse e anche il pallone. La domanda è: quanto il tuo Atteggiamento dipende da te o dall’ambiente e dallo stress ? Quanto dipende da te o dalla “situazione economica generale” o da altri fattori ambientali? Ogni partita è una nuova partita. La differenza tra un ottimo giocatore e un campione, a differenza di quanto comunemente si crede, raramente è costituita dall’abilità e dal talento, più frequentemente è l’Atteggiamento con cui il campione affronta il proprio lavoro, con cui si allena, si relaziona con gli altri e va in campo. I suoi comportamenti, la sua precisione, abilità e freddezza anche nelle situazioni più stressanti faranno la differenza.

Forse il Barcellona ha subito l’ambiente milanese, ma può essere altrettanto vero che nel suo stadio, sotto la pressione della responsabilità di “essere se stesso” (ovvero la squadra più forte al mondo) e di non poter sbagliare davanti ai propri tifosi, possa entrare in campo tanto motivato quanto fragile. Se non attuiamo un atteggiamento consapevole ed efficace, scopriremo solo sul campo il fatto che il nostro atteggiamento favorirà fortemente uno scenario o l’altro, o forse un altro ancora che non possiamo prevedere. Un giocatore pagato milioni di euro e uno pagato qualche migliaio, quando si incontrano sul campo non attuano una transazione finanziaria ma una relazione umana: i valori finanziari valgono solo se si riflettono sui valori in campo e questo, come ben sappiamo, è tutt’altro che scontato.
Lo stesso capovolgimento di atteggiamento, altrettanto razionalmente immotivato essendo le forze in campo sostanzialmente le stesse, è quindi avvenuto nel Barcellona. Da un atteggiamento diffidente o forse caratterizzato da bassa concentrazione per le insidie di Milano si è passati ad un atteggiamento fermo e risoluto, pronto a dimostrare tutta la propria forza ed a giocare al massimo livello di capacità, nella determinazione di superare una difficoltà (il risultato dell’andata persa 2-0) apparentemente pressoché insuperabile: sarebbe bastato subire un goal per renedere tutto dannatamente difficile! È stato agevolato dall’atteggiamento del Milan, completamente differente dall’andata dove non aveva nulla da perdere, e ora si mostrava timoroso e cauto, nell’attesa di sferrare un colpo mortale che non è venuto.
Ora, la domanda chiave: quanto hanno influito i rispettivi atteggiamenti di squadra ed individuali sui comportamenti in campo? La risposta ora è perfino ovvia: molto, moltissimo in quanto i comportamenti sono stati perfettamente coerenti con gli atteggiamenti manifestati prima della partita, sia in ambito mediatico che nelle interviste rilasciate che nei primissimi comportamenti sul campo: non è stato necessario aspettare che la partita si disponesse in salita, i giocatori esibivano già comportamenti remissivi al di là degli indubbi meriti degli avversari. Lo stesso, ma di verso opposto è valso per il Barcellona: i giocatori hanno esibito da subito comportamenti aggressivi, lucidi e determinati (anche se con l’inevitabile tensione dovuta all’importanza dell’incontro),  solo in parte giustificati dagli atteggiamenti del Milan. L’Atteggiamento di ognuno è “passato” ed arrivato distintamente a tutti, giocatori e spettatori. L’Atteggiamento è una forza che agisce in modo largamente inconsapevole ed influisce in modo determinante su noi stessi sugli altri. È superfluo aggiungere che atteggiamenti differenti avrebbero causato comportamenti differenti anche negli avversari e risultati diversi? Il comportamento è la conseguenza diretta dell’atteggiamento e Cambiare Comportamento Cambia i Risultati. (continua) (leggi la prima parte)

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