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Intelligenza Emotiva: saper essere per saper fare

Ironia della sorte, la sensazione che qualcosa sia reale, vero  e giusto, non viene dalla neocorteccia ragionevole, ma dai centri emozionali evolutivi più antichi, della corteccia limbica” . (MacLean).

Questa constatazione del nostro funzionamento fisiologico mentale ci dice molto su come ci rapportiamo spesso istintivamente con la realtà che ci circonda e su come vengono prese le conseguenti decisioni in tutte le nostre azioni, comprese quelle lavorative, soprattutto in quelle funzioni in cui le relazioni interpersonali hanno una particolare incidenza: comunicazione, vendita, consulenza, leadership, team working, solo per citare le più frequenti e codificate. Questo ci introduce al concetto di Intelligenza Emotiva applicata al mondo del lavoro, che è da considerarsi come un ampio apparato di competenze e capacità che guidano le performance lavorative (Intelligenza Emotiva ed Automotivazione, NEXT Attitude,  NEXT Behaviour, ).

Cosa possiamo fare quindi per non reagire alle emozioni subendole, ma anzi saperle gestire ed utilizzare in modo che costituiscano una preziosa e formidabile risorsa personale su cui contare anche nelle situazioni più difficili? Apprendere e accrescere le Competenze emotive personali ci porterà ad agire in modo più consapevole e produttivo, ci aiuterà a raggiunge i nostri obiettivi personali e professionali in modo più appagante, invece di reagire in maniera non consapevole e poco produttiva (o addirittura controproducente!).

 Le nostre “competenze emotive” si possono suddividere:

  • COMPETENZE PERSONALI: Autoconsapevolezza e Autocontrollo
  • COMPETENZE SOCIALI: Coscienza sociale e Gestione dei rapporti interpersonali

LE COMPETENZE PERSONALI

Autoconsapevolezza. È La capacità di individuare con precisione le proprie emozioni nel momento in cui si manifestano e comprenderne le tendenze comportamentali: cosa mi porteranno a fare? L’autoconsapevolezza emotiva si oppone all’istintività emotiva: lo stimolo emotivo viene elaborato a livello di corteccia cerebrale e l’individuo ha la possibilità di rendersi conto e prendere coscienza dell’emozione che sta vivendo, così da poter intervenire su di essa. Autoconsapevolezza dunque significa saper essere presenti a noi stessi (presenza mentale), a ciò che ci accade, a ciò che proviamo, sentiamo, pensiamo ed a quello che di conseguenza facciamo: comportamento e prestazioni personali e professionali. Il colore delle emozioni tende ad influenzare ed a sbilanciare le nostre scelte e le nostre decisioni quotidiane in modo inconsapevole: l’autoconsapevolezza è la base necessaria da cui partire e sulla quale fondare i nostri comportamenti. Questo non ha nulla a che vedere con la soppressione delle emozioni, anzi, è la via per viverle in modo pieno, consapevole e in accordo con noi stessi grazie all’Autocontrollo: per un venditore, ad esempio, che “soffre” emotivamente il momento dell’apertura o della chiusura di una trattativa facendosene bloccare, è fondamentale riconoscere il sentimento che prova senza tentare di occultarlo a se stesso con proiezioni verso colpe di altri o di altro (come accade anche nei normali rapporti personali e professionali). Migliorando le proprie prestazioni e scoprendo quella motivazione e quell’appagamento che vengono dal piacere di aver fatto bene il proprio lavoro.

Autocontrollo L’autocontrollo riguarda ciò che accade quando agisci o non agisci. Può dipendere da quanto si è autoconsapevoli e rappresenta la capacità di utilizzare la propria consapevolezza per rimanere flessibili e dirigere il proprio comportamento in modo positivo. Come può capitare a un capo o a un project leader che in riunione impara a controllare la “montata” della rabbia verso un intervento inappropriato o aggressivo rilanciando la discussione anziché bloccarla o ridursi ad una sterile contrapposizione come l’emozione del momento suggerirebbe.

LE COMPETENZE SOCIALI

Coscienza sociale. La”coscienza sociale” rappresenta la capacità di rilevare con precisione le emozioni degli altri e comprendere ciò che veramente accade loro. Spesso ciò significa percepire cosa le altre persone pensano e sentono pur riuscendo a mantenere una distanza tale da non rimanere coinvolto. Ascoltare e osservare rappresentano gli elementi più importanti della coscienza sociale. Per sintonizzarci dobbiamo quindi smettere di parlare e disporci ad ascoltare, fermare il nostro monologo interiore, smettere di anticipare l’opinione che l’altra persona sta per esprimere e smettere di pensare a cosa poi dovremmo dire. In una negoziazione, ad esempio, un Key Account ha il dovere di comprendere la posizione dell’altro non solo da un punto di vista strettamente economico o funzionale ma anche delle emozioni che l’interlocutore esprime di volta in volta: sono questi i segnali veramente significativi che possono guidarlo alla via per una conclusione soddisfacente per entrambi.

Gestione dei rapporti interpersonali. Strettamente connessa con le altre abilità (è possibile gestire i rapporti interpersonali senza autogestione?), rappresenta la capacità di usare la consapevolezza delle proprie e altrui emozioni per gestire con successo le interazioni. Ciò può assicurare una comunicazione chiara ed un’efficace soluzione dei conflitti e generalmente rappresenta il legame che si costruisce con gli altri nel corso del tempo. Un leader è veramente tale se sa gestire i rapporti con i suoi collaboratori non solo sulla base di un meccanismo premio-punizione ma anche e soprattutto sulla capacità di guidare e aiutare le persone nel loro lavoro grazie alla buona “implementazione” delle emozioni che si sviluppano: usare queste ultime come leve motivazionali assicura performance più elevate e più durature.

 Le emozioni rappresentano insomma quel valore aggiunto che a volte si cerca invano per raggiungere una maggior efficacia sul lavoro, occorre “solo” prenderne coscienza e saperle trattare con maestria.

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